DELLA PROMESSA DI MATRIMONIO

 

ART 79 EFFETTI.- La promessa di matrimonio non obbliga a contrarlo né ad eseguire ciò che si fosse convenuto per il caso di non adempimento

 

ART 80 RESTITUZIONE DEI DONI.- Il promittente può domandare la restituzione dei doni fatti a causa della promessa di matrimonio, se questo non è stato contratto.

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno in cui s’è avuto il rifiuto di celebrare il matrimonio o dal giorno della morte dei due promittenti

 

ART 81 RISARCIMENTO DEI DANNI.- La promessa di matrimonio fatta vicendevolmente per atto pubblico o per scrittura privata da una persona maggiore di età o dal minore ammesso a contrarre matrimonio a norma dell’art. 84, oppure risultante dalla richiesta di pubblicazione, obbliga il promittente che senza giusto motivo ricusi ad eseguirla a risarcire il danno cagionato all’altra parte per le spese fatte e per le obbligazioni fatte a seguito di quella promessa. Il danno è risarcito entro il limite in cui le spese e le obbligazioni corrispondono alla condizione delle parti.

Lo stesso risarcimento è dovuto dal promittente che con la propria colpa ha dato giusto motivo di rifiuto all’altro.

La domanda non è proponibile dopo un anno dal giorno del rifiuto di celebrare il matrimonio.

 

DEL MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI A MINISTRI DEL CULTO CATTOLICO E DEL MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI A MINISTRI DEI CULTI AMMESSI NELLO STATO.

 

ART. 82 MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI A MINISTRI DEL CULTO CATTOLICO.- Il matrimonio celebrato davanti a un ministro del culto cattolico è regolato in conformità del Concordato con la Santa Sede e delle leggi speciali sulla materia.

 

ART. 83 MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI A MINISTRI DI CULTI AMMESSI NELLO STATO.- Il matrimonio celebrato davanti da ministri di culti ammessi nello Stato è regolato dalle disposizioni del capo seguente, salvo quanto è stabilito nella legge speciale concernente tale matrimonio.

 

DEL MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI ALL’UFFICIALE DELLO STATO CIVILE

 

ART 84 ETÁ - I minori di età non possono contrarre matrimonio.

Il tribunale, su istanza dell’interessato, accerta la sua maturità psico-fisica e la fondatezza delle ragioni addotte, sentito il pubblico ministero, i genitori o il tutore, può con decreto emesso in camera di consiglio ammettere per gravi motivi al matrimonio chi abbia compiuto i sedici anni.

Il decreto è comunicato al pubblico ministero, agli sposi, ai genitori e al tutore.

Contro il decreto può essere proposto reclamo, con il ricorso alla corte d’appello, nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione.

La corte d’appello decide con ordinanza non impugnabile, emessa in camera di consiglio.

Il decreto acquista efficacia quando è decorso il termine previsto nel quarto comma, senza che sia stato proposto reclamo.

 

ART. 85 INTERDIZIONE PER INFERMITÀ DI MENTE .- Non può contrarre matrimonio l’interdetto per infermità di mente.

Se l’istanza di interdizione è soltanto promossa, il pubblico ministero può chiedere che si sospenda la celebrazione non può aver luogo finché la sentenza che ha pronunziato sull’istanza non sia passata in giudicato.

 

ART. 86 LIBERTÀ DI STATO .- Non può contrarre matrimonio chi è vincolato da un matrimonio precedente.

 

ART. 87 PARENTELA, AFFINITÀ, ADOZIONE E AFFILIAZIONE.- Non possono contrarre matrimonio fra loro:

1.       gli ascendenti e i discendenti in linea retta, legittimi o naturali;

2.       i fratelli e le sorelle germani, consanguinei o uterini;

3.       lo zio e la nipote, la zia e il nipote;

4.       gli affini in linea retta; il divieto sussiste anche nel caso in cui l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo o sciolto o per il quale è stata pronunciata la cessazione degli effetti civili;

5.       gli affini in linea collaterale in secondo grado;

6.       l’adottante, l’adottato e i suoi discendenti;

7.       i figli adottivi della stessa persona;

8.       l’adottato e i figli dell’adottante;

9.       l’adottato e il coniuge dell’adottante, l’adottante e il coniuge dell’adottato.

I divieti contenuti nei numeri 6,7,8 e 9 sono applicabili all’affiliazione.

I divieti contenuti nei numeri 2e 3 si applicano anche se il rapporto dipende da filiazione naturale.

Il tribunale, su ricorso degli interessati, con decreto emesso in camera di consiglio, sentito il pubblico ministero, può autorizzare il matrimonio nei casi indicati dai numeri 3 e 5, anche se si tratti di affiliazione naturale.

L’autorizzazione può essere accordata anche nel caso indicato dal numero 4, quando l’affinità deriva da matrimonio dichiarato nullo.

Il decreto è notificato agli interessati e al pubblico ministero.

Si applicano le disposizioni dei commi quarto, quinto e sesto dell’art. 84.

 

DISPOSIZIONI RELATIVE AI MATRIMONI CELEBRATI DAVANTI AI MINISTRI DEL CULTO CATTOLICO

 

ART. 5:  Il matrimonio celebrato davanti un ministro del culto cattolico, secondo le norme del diritto canonico, produce, dal giorno della celebrazione, gli stessi effetti del matrimonio civile, quando sia trascritto nei registri dello stato civile secondo le disposizioni degli articoli 9 e seguenti.

 

ART. 7:   Trascorsi tre giorni successivi alla seconda ovvero all’ unica pubblicazione, l’ufficiale dello stato civile, ove non gli sia stata notificata alcuna opposizione nulla gli costi ostare al matrimonio, rilascia un certificato, in cui dichiara che non risulta l’esistenza di cause, le quali si oppongano alla celebrazione di un matrimonio valido agli effetti civili.

Qualora gli sia stata notificata opposizione a norma dell’art. 89 del C.C., l’ufficiale dello stato civile non può rilasciare il certificato e deve comunicare al parroco l’opposizione.

L’autorità giudiziaria decide sull’opposizione soltanto quando questa sia fondata su alcune delle cause indicate agli artt.56 e 51 del C.C..

In ogni altro caso pronuncia sentenza di non luogo a deliberare.

 

ART. 8:  Il ministro del culto dopo aver celebrato il matrimonio, deve spiegare agli sposi gli effetti civili del matrimonio, dando lettura degli art. 130 131 132 del C.C.

L’atto di matrimonio è compilato immediatamente dopo la celebrazione, in doppio originale. Uno di questi viene subito trasmesso all’ufficiale dello stato civile del comune in cui il matrimonio è stato celebrato e, in ogni caso, non oltre cinque giorni dalla celebrazione.

 

ART. 9: L’Ufficiale dello stato civile, ricevuto l’atto di matrimonio, ne cura la trascrizione nei registri dello stato civile, in modo che risultino le seguenti indicazioni:

il nome e il cognome , l’età e la professione, il luogo di nascita, il domicilio o la residenza degli sposi;

il nome e cognome, il domicilio o la residenza dei loro genitori

la data delle eseguite pubblicazioni o il decreto di dispensa

il luogo e la data in cui seguì la celebrazione del matrimonio;

il nome e cognome del parroco o di chi altri per lui abbia assistito alla celebrazione del matrimonio

 

 

 ART. 10: Se l’atto di matrimonio non sia stato trasmesso in originale, ovvero se questo non contenga le indicazioni prescritte dall’ art.9 e la menzione dell’eseguita menzione degli articoli 130, 131 e 132 del C.C. prescritta dall’art.8, l’ufficiale dello stato civile sospende la trascrizione e rinvia l’atto per la sua regolarizzazione.

Quando l’atto sia regolare, la trascrizione deve essere eseguita entro 24 ore dal ricevimento, e nelle successive 24 ore deve esserne trasmessa notizia al parroco con l’indicazione della data, in cui è stata effettuata.

 

ART. 11: La trascrizione dell’atto riconosciuto regolare deve essere eseguita, quando sia stato rilasciato il certificato dell’art.7, anche se l’ufficiale dello stato civile abbia notizia di qualcuna delle circostanze indicate nell’art. seguente, ma in tal caso egli deve prontamente informare il procuratore, il quale, ove occorra, provvedere a norma dell’art. 16.

 

ART. 12: Quando la celebrazione del matrimonio non sia stata preceduta dal rilascio del certificato di cui all’art.7, si fa egualmente luogo alla trascrizione, tranne nei casi seguenti:

1. Se anche una sola delle persone unite nel matrimonio risulti legata da altro matrimonio valido agli effetti civili, in qualunque forma celebrato;

2. Se le perone unite in matrimonio risultino già legate tra loro in matrimonio valido agli effetti civili, in qualunque forma celebrato

3. Se il matrimonio sia stato contratto da un interdetto per infermità di mente.

 

ART. 13: Se la celebrazione del matrimonio non sia stata preceduta dalle pubblicazioni o dalla dispensa, la trascrizione può aver luogo soltanto dopo l’accertamento che non esiste alcuna delle circostanze indicate dal precedente art.12.

A questo scopo l’ufficiale dello stato civile, oltre a richiedere i documenti occorrenti e a fare le indagini che riterrà opportune, affigge alla porta della casa comunale avviso della celebrazione del matrimonio da trascrivere, con l’indicazione delle generalità degli sposi, della data, del luogo di celebrazione e del ministro del culto davanti al quale è avvenuta.

L’avviso resterà affisso per 10 giorni consecutivi, durante i quali possono opporsi alla trascrizione del matrimonio per una delle cause indicate nel precedente art. 12, coloro che, a norma del C.C., avrebbero potuto fare opposizione al matrimonio.

L’opposizione sospende la trascrizione ed è regolata dalle disposizioni degli art.89 e seguenti del C.C., in quanto applicabili.

 

 

DISPOSIZIONI SULL’ESERCIZIO DEI CULTI AMMESSI NELLO STATO E SUL MATRIMONIO CELEBRATO DAVANTI AI MINISTRI DEI CULTI MEDESIMI

 

ART. 1: Sono ammessi  culti diversi dalla religione Cattolica Apostolica e Romana, purché non professino principi e non seguano riti contrari all’ordine pubblico o al buon costume.

L’esercizio, anche pubblico, di tali culti è libero.

 

ART. 2: Gli istituti di culti diversi dalla religione dello Stato possono essere eretti in ente morale, con decreto su proposta del Ministro della giustizia e gli affari di culto, di concerto col Ministro per l’interno, uditi il consiglio di Stato e il Consiglio dei Ministri.

Essi sono soggetti alle leggi civili concernenti l’autorizzazione governativa per gli acquisti e per l’alienazione dei beni dei corpi morali.

Norme speciali per l’esercizio della vigilanza e del controllo da parte dello Stato possono inoltre essere stabilite nel decreto di erezione in ente morale.

 

ART. 3: Le nomine dei ministri dei culti diversi dalla religione dello Stato devono essere notificate  al Ministero della giustizia e degli affari di culto per l’approvazione.

Nessun effetto civile può essere riconosciuto agli atti del proprio ministero compiuti da tali ministri di culto, se la loro nomina non abbia ottenuto l’approvazione governativa.

 

 

ART.  7: Il matrimonio celebrato davanti ad alcuno dei ministri di culto  indicati nel precedente art. 3 produce dal giorno della celebrazione  gli stessi effetti del matrimonio celebrato davanti l’ufficiale dello Stato civile, quando siano osservate le disposizioni degli articoli seguenti.

 

ART. 8: Chi intende celebrare il matrimonio davanti ad alcuno dei ministri di culto, indicati nel precedente art. 3, deve dichiararlo all’ufficiale di stato civile, che sarebbe competente a celebrare il matrimonio.

L’ufficiale dello stato civile, dopo che siano state adempiute tutte le formalità preliminari e, dopo aver accertato che nulla si oppone alla celebrazione del matrimonio secondo le norme del C.C., rilascia autorizzazione scritta con indicazione del ministro del culto davanti al quale la celebrazione deve aver luogo e della data del provvedimento, con cui la nomina di questi venne approvata ai termini dell’art. 3.

 

ART. 9: Il ministro del culto, davanti al quale avviene la celebrazione, deve dare lettura agli sposi degli artt.130, 131 e 132 del C.C. e ricevere, alla presenza di due testimoni idonei, la dichiarazione espressa di entrambi gli sposi, l’uno dopo l’altro, di volersi prendere rispettivamente in marito e moglie, osservata la disposizione dell’art. 95 del C.C..

L’atto di matrimonio deve essere compilato immediatamente dopo la celebrazione, redatto in lingua italiana nelle forme stabilite dagli artt. 352 e353 del C.C. per gli atti dello stato civile e deve contenere le indicazioni richieste nell’art. 10 della presente della legge.

L’atto così compilato, sarà subito trasmesso in originale all’ufficiale dello stato civile e, in ogni caso, non oltre 5 giorni dalla celebrazione.

 

ART. 10L’ufficiale dello stato civile, ricevuto l’atto di matrimonio, ne cura, entro le ventiquattro ore, la trascrizione nei registri dello stato civile, in modo che risultino le seguenti indicazioni.

Il nome e cognome, l’età e la professione, il luogo di nascita, il domicilio o la residenza degli sposi;

Il nome e cognome, il domicilio o la residenza dei loro genitori;

La data delle eseguite pubblicazioni o il decreto di dispensa;

La data del decreto di dispensa, ove sia stata concessa, da alcuno degli impedimenti di legge;

Il nome e cognome del ministro del culto dinnanzi al quale seguì la celebrazione del matrimonio

L’ufficiale dello stato civile deve dare avviso al procuratore, nei casi e per gli effetti indicati nell’art. 104.

 

ART. 11: Al matrimonio celebrato davanti al ministro di un culto ammesso nello stato e debitamente trascritto nei registri dello stato civile si applicano, anche per quanto riguarda le domande di nullità tutte le disposizioni riflettenti il matrimonio celebrato davanti all’ ufficiale dello stato civile.

 

ART. 12: Agli effetti dell’art.124 del C.C. è parificato alla celebrazione del matrimonio il rilascio dell’autorizzazione prevista nell’art. 8  della presente legge.

 
Art. 143:
Diritti e doveri reciproci dei coniugi. Con il matrimonio il marito e la moglie acquistano gli stessi diritti ed assumono i medesimi doveri. Dal matrimonio deriva l'obbligo reciproco alla fedeltà, all'assistenza morale e materiale, alla collaborazione nell'interesse della famiglia ed alla coabitazione (secondo una recente modifica l'obbligo della coabitazione è stato abrogato). Entrambi i coniugi sono tenuti, ciascuno in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale o casalingo, a contribuire ai bisogni della famiglia.

Art. 143 bis:
Cognome della moglie. La moglie aggiunge al proprio nome quello del marito e lo conserva durante lo stato vedovile, fino a che passi a nuove nozze.

Art. 144:
Indirizzo e residenza della famiglia. I coniugi concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare e fissano la residenza della famiglia secondo le esigenze di entrambi, e quelle preminenti della famiglia stessa. A ciascuno dei coniugi spetta il potere di attuare l'indirizzo concordato.


Art. 147:
Doveri verso i figli. Il matrimonio impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, istruire ed educare la prole tenendo conto delle capacità, dell'inclinazione e delle aspirazione dei figli.

Art. 148:
Concorso agli oneri. I coniugi devono adempiere l'obbligazione prevista dall'articolo precedente in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la loro capacità di lavoro professionale o casalinga. Quando i genitori non hanno mezzi, in ordine di prossimità, sono tenuti a fornire ai genitori stessi i mezzi necessari affinché possano adempiere i loro doveri nei confronti dei figli.


Art. 159:
Regime patrimoniale tra i coniugi. Il regime patrimoniale legale della famiglia, in mancanza di diversa convenzione stipulata a norma dell'art. 162, è costituito dalla comunione dei beni regolata dalla sezione III del presente capo art. 177-197).

Art. 160: diritti inderogabili. Gli sposi non possono derogare né ai diritti né ai doveri previsti dalla legge per effetto del matrimonio.

Naturalmente non ho trascritto tutta la legge ma se quello che cercavate non lo avete trovato qui potete consultare il Codice Civile dal quale sono stati copiati gli articoli oppure scrivere ai consigli di Francesca.